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Ecco il manifesto del Circo, patrimonio dell’umanità

Il circo Roncalli a Ludwigsburg

Il circo Roncalli a Ludwigsburg

E’ stato presentato al pranzo della Federazione Mondiale del Circo in occasione del Festival di Monte Carlo. E’ il manifesto del circo. Un documento, si legge nel preambolo, “che assume la situazione attuale ed esprime le opportunità future, le pretese e le proposte di tutta la comunità circense europea (compagnie, rappresentanti dei mestieri del circo, artisti professionisti e amatoriali, compagnie circense giovanili e sociali). Il documento si basa sui contenuti della conferenza organizzata nel Parlamento Europeo il 18 ottobre 2016 e sulle proposte dei sostenitori di questo stesso manifesto”. Segue lo stile dei “manifesti” che nel corso della storia hanno tenuto a battesimo le grandi battaglie ideali, culturali e politiche. E spiega perché il circo sia “una forma d’arte che esiste sin dall’inizio dei tempi più remoti, e che nell’era moderna – con la sua tradizione secolare – rappresenta valori interculturali, sociologici ed economici che vanno molto al di là di una semplice forma di intrattenimento”.
Il circo é uno stile di vita, un ramo delle arti performative che attraversa le generazioni. E con questo taglio il manifesto del circo parte dalle origini e analizza le metamorfosi che l’hanno riguardato e che oggi ne fanno un mondo segnato da una pluralità di espressioni che vantano “un grandissimo successo nel pubblico di tutto il mondo”.
L’arte circense ha “un ruolo molto importante così nella coesione sociale e nella solidarietà, come nella creazione di posti di lavoro e nella collaborazione interculturale”.
Gli estensori, però, non si limitano ad una puntualizzazione teorica ma si pongono la preoccupazione dell’attuale distrazione con la quale le istituzioni pubbliche e la legislazione considerano il circo.

Ci soffermiamo in particolare su due capitoli particolarmente significativi del manifesto. Il primo riguarda il ruolo del circo nella cultura europea. “Il circo offre un divertimento di qualità a milioni di persone e posti di lavoro a decine di migliaia di persone. La peculiarità del suo genere é quella di offrire divertimento a tutta la famiglia allo stesso tempo”.
E ancora: “Il circo é parte integrante della cultura e dell’economia europea, quindi merita il rispetto e il riconoscimento che rispecchiano la sua importanza”. Contiene anche la proposta, rivolta alla Commissione europea, di un approfondimento sull’arte circense nell’Unione Europea, visto che l’ultima svolta è ormai datata e risale a circa quindici anni fa. Occorre fare il punto, insomma, a 250 anni dalla nascita del circo in epoca moderna, che risale a Philip Astley.
“Il nostro obiettivo – recita il manifesto – é quello di fare ottenere all’arte circense il riconoscimento che merita per il ruolo svolto nella vita culturale mondiale, affinché l’arte circense universale sia riconosciuta patrimonio dell’umanità”. Affinché il circo sia riconosciuto come tale in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, e come tale degnamente sostenuto e regolamentato a livello comunitario.

Il secondo, è quello della presenza irrinunciabile degli animali, che “sono parte integrante del circo tradizionale, quindi dell’arte circense universale che arricchisce la cultura europea. In merito alla detenzione e addestramento degli animali, sosteniamo un regolamento legislativo severo in tutti gli Stati membri che garantisca il benessere degli animali impiegati”. Lasciando “ai circhi ed agli artisti la libera facoltà di decisone sull’utilizzo o meno degli animali nelle esibizioni”.
A questo riguardo il manifesto propone la creazione di un organo indipendente, il quale in base ad una cornice professionale comunemente elaborata, stili regole universali per l’impiego degli animali, i diritti dei lavoratori, la garanzia della formazione professionale, la cura e la tutela delle tradizioni circensi, la capacità di rinnovarsi e l’impegno sociale”. Facendo propria la proposta del deputato europeo István Ujhelyi, si chiede che i circhi vengano classificati con un criterio simile a quello della “stella Michelin”, una garanzia di qualità a servizio del pubblico che potrebbe anche facilitare il lavoro delle autorità nel rilascio dei permessi.

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