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E’ mancato Lucio Nicolodi, il cordoglio e un ritratto dell’artista

E’ mancato Lucio Nicolodi, un artista del circo italiano che non ha di certo bisogno di presentazioni. Il cordoglio ai familiari viene espresso dal presidente dell’Ente Nazionale Circhi, Antonio Buccioni, dal presidente dell’Accademia d’Arte Circense, Egidio Palmiri, dove Lucio ha messo a frutto le sue eccellenti doti umane, formative ed artistiche, dal consiglio direttivo dell’Enc e da tutto il circo italiano. Ne tracciamo un ritratto.

In questa e nelle altre foto, alcune immagini di Lucio Nicolodi insieme alle formazioni che lo hanno reso celebre nel mondo

In questa e nelle altre foto, alcune immagini di Lucio Nicolodi insieme alle formazioni che lo hanno reso celebre nel mondo

L’ingresso dei Nicolodi nel mondo del circo si può far risalire a quando, negli anni Venti, il capostipite Giuseppe, appassionato ginnasta di Rovereto, decide di utilizzare le tecniche imparate per formare un numero alla sbarra con un suo compagno di studi e viene scritturato al circo Sforzi, di passaggio nella sua città natale. Dagli Sforzi, Giuseppe conosce e sposa Francesca Macagi. Ancora non lo sa, ma in questa maniera sta ponendo le basi per la creazione di due dei migliori numeri di acrobatica del secondo dopoguerra. Il fratello di Francesca, Domenico, è comunque già un buon saltatore a terra. La futura troupe assumerà quindi un amalgama eterogeneo di tecniche: quelle rigide della palestra e quelle più fantasiose, seppure meno metodiche, della tradizione.
Francesca dà alla luce Lucio (1932) ed Ivano (1933) che iniziano a provare giovanissimi. Lucio comincia subito a lavorare, prima prendendo parte per un breve periodo al numero agli anelli (per un infortunio al gomito dello zio Domenico Macagi), poi montando con Ivano il numero delle scivolate sul tavolo e sulla sedia, con uno dei due che entra con il giornale e l’altro che tenta di rubarglielo.
In seguito alla crisi economica che arriva con la II guerra mondiale, la famiglia decide di montare una piccola baracca d’entrata, poi estesa ad arena. Subito dopo la guerra, torna però alla propria vocazione e nel 1946 è ingaggiata al Circo Niemen. Poi, dopo una scrittura con i Biasini ed una con i Casartelli, nel 1947 i Nicolodi sono per due stagioni al Busnelli, dove hanno modo di partecipare anche ai buoni numeri equestri di quella famiglia. Nel 1949 arrivano infine al Biasini, dove debuttano nella disciplina nella quale diventeranno fra i migliori specialisti del secolo, l’acrobatica in “banchina”, cioè realizzata utilizzando le braccia incrociate di due artisti come strumento di propulsione.
Sembra che la scelta della tipologia sia legata più a motivi di ordine pratico che estetico. Erano infatti nate Gabriella ed Itala e bisognava cominciare a pensare ad un numero che consentisse il loro inserimento. Quale genere migliore della banchina, nel quale i due maggiori potevano essere porteur e le due bimbe agili? Così si compie anche il destino di Lucio quale istruttore. E’ lui infatti, assieme al fratello, a trasmettere alle sorelle i segreti della disciplina. E a differenza del padre, lui ed Ivano sono due istruttori molto esigenti, sia dal punto di vista della dedizione assoluta e della massima concentrazione, che del tempo dedicato alle prove.
i-nicolodiIl numero viene eseguito insieme ai cugini Lucio e Alfio Macagi (e a volte con Angli e Nerina). Vi erano senza dubbio alcuni importanti punti di riferimento nel genere, come i Frediani (forse i migliori in assoluto) o i quattro Bartolaccini, dotati di ottima tecnica. Ma i Nicolodi-Macagi si distinguono subito per la formazione numerosa (fino a sette persone) che permette loro di presentare in pratica un numero a “specchio”, con due coppie di banchine che fanno eseguire agli agili gli stessi esercizi: salto mortale in piroletta, doppio salto mortale, “spezzata” in piroletta, oltre alla spettacolare doppia “caduta” incrociata dalla terza colonna. La gente in pista è tanta, la tecnica è elevata, la presa sul pubblico immediata. La forza del numero si rivela però anche essere il proprio punto debole: la famiglia si allarga e diventa difficile andare avanti con una sola paga. I cugini fanno l’ultima stagione insieme quando sono scritturati da Palmiri (per la seconda volta) nel 1960.

Lucio Nicolodi col figlio Glen

Lucio Nicolodi col figlio Glen

Ma la carriera internazionale dei Nicolodi inizia proprio allora, e in quattro anni sono da Berny, da Rancy, al Bellevue di Manchester, da Chipperfield e al Circo Americano della gestione Castilla-Togni. Subito dopo sono chiamati in Sud Africa da Boswell-Wilkie, dove nasce l’altro famoso numero di famiglia, quello di acrobazia comica conosciuto come Chicago, ma che si forma in una versione gringos ispirata per musiche, ambientazione e costumi al celebre film western I magnifici sette. Agile è lo spagnolo Luis Rodenas, che rimarrà qualche anno con la famiglia. Ora è ancora più facile per i Nicolodi trovare buoni ingaggi un po’ ovunque in Europa: Moira Orfei, di nuovo il Bellevue, la Turchia con Bouglione e, nel 1969, Pinder. Quello passato al circo francese è un anno importante per l’evoluzione del numero. Da quando si sono separati dai cugini, i Nicolodi sono infatti alla ricerca di nuovi esercizi da includere nella loro esibizione. Da Pinder ci sono gli Elvander, artisti danesi che andavano per la maggiore in quegli anni con i loro equilibri sulla scala. I Nicolodi cominciano così a provare le verticali, creando la versione “definitiva” della propria attrazione che comprende acrobatica a terra, in banchina e verticali a terra e sulla scala. Le prove sono in linea di massima così articolate: riscaldamento, esecuzione di esercizi singoli, prove di esercizi nuovi, sequenza intera del numero, messa a punto della presentazione con uno studio metodico dei movimenti in pista: i saluti, i passi contati per trovarsi poi al punto giusto nel momento giusto… quasi in maniera scientifica, seppure con la spontaneità latina e senza l’eccessiva “scolastica” russa o cinese. I nuovi esercizi sono: salita e discesa dalla scala con due o una mano, mezzo flic flac ad un braccio, verticale a un braccio palleggiando un pallone… tutti exploit che gli appassionati conoscono molto bene e che visti uno dietro l’altro a ritmo frenetico, uniti al già vasto repertorio di acrobatica, danno davvero la misura della qualità della troupe. Arrivano altri prestigiosi contratti: Angel Cristo, la Stadthalle di Vienna, Busch Roland e per due volte il must europeo: Knie.
Una curiosità: il numero dei Nicolodi non ispira troppi emuli, forse perché troppo difficile da eseguire.

nicolodi2Nel 1978 un importante riconoscimento: i Nicolodi vengono invitati a rappresentare l’Italia al Festival International du Cirque de Monte Carlo. Lucio però si infortuna ad una mano. Il comitato del Festival li invita comunque ad assistere all’evento come ospiti, pagando loro un normale cachet a condizione che accettino di partecipare l’anno venturo. Finalmente arriva il grande momento, l’emozione è tanta, all’entrata in pista sono tutti di un pallore spettrale, ma dopo pochi istanti riprendono il controllo della situazione ed eseguono il numero in maniera perfetta. La formazione è: Lucio, Ivano, Itala e gli esponenti della nuova generazione: Laila, Willer, Alex e Ben Hur. Il risultato è noto: Clown d’Argento consegnato dalle mani del Principe Ranieri (e chi frequenta il Festival sa che valore dare a questo gesto).
Il trofeo è posato sulla lapide di Ivano, nel cimitero di Gatteo a Mare, ove riposa la sua salma. Infatti, solo tre anni dopo la conquista del prestigioso riconoscimento, ed alla vigilia di un importante contratto americano, a Palma di Maiorca, Ivano perde la vita per un banale incidente stradale, investito da un autocarro mentre in motorino stava andando a ritirare i biglietti aerei per l’America. Negli USA va comunque la formazione ridotta a quattro persone: Lucio, Willer, Alex e Ben Hur. I contratti sono allo Stardust di Las vegas, il Dunes di Reno e l’Harras di Atlantic City. Ma durante la permanenza a Reno, Lucio subisce l’incidente che provocherà il suo ritiro dall’attività artistica. Mentre esegue la “spezzata” a salire in terza, esercizio dove lui è porteur, sente come una corda spezzarsi… tiene comunque la colonna, ma appena scesi i ragazzi, su una gamba sola ritira in camerino. Diagnosi: rottura del tendine del piede destro. Dopo l’incidente i Nicolodi sono a Parigi per un altro prestigioso contratto, quello al Moulin Rouge, dove Wiler, Alex e Ben Hur resteranno per ben 11 anni alternando l’acrobatica al Chicago. Il trio Nicolodi si scioglie nel 1996. Willer debutta come ventriloquo. Alex diventa agente, Ben Hur resta a lavorare nel cast del Moulin Rouge. Da segnalare lo spostamento generazionale dall’acrobazia verso l’equilibrismo puro, visto il numero dell’altro figlio di Lucio, Glen e le intenzioni di Dustin, figlio di Willer, oggi allievo all’Accademia.

nicolodi1Si può dire che l’attività di Lucio Nicolodi nell’insegnamento di tecniche sia iniziata dal momento in cui le due sorelle Gabriella e Itala cominciarono a provare per costituire il numero di famiglia. E proseguita poi con gli insegnamenti impartiti a figli e nipoti. Ma due anni dopo avere cessato l’attività artistica, nel 1984, Lucio inizia la sua carriera di istruttore a tempo pieno all’Ecole du Cirque di Annie Fratellini. Da Fratellini l’insegnamento è abbastanza articolato: oltre alle classi vere e proprie, vi sono delle lezioni “private” che gli istruttori danno su richiesta e i corsi mattutini per le scuole dell’obbligo parigine.
Dalla Fratellini, dopo un primo passaggio all’Accademia ancora di stanza a Verona, Nicolodi è chiamato a formare la compagnia di base del Big Apple. Al circo newyorchese l’approccio è completamente diverso. Lucio ha a che fare con cinque o sei artisti, già dotati di buona tecnica di base, con i quali ogni anno deve formare un paio di numeri e coordinare degli interventi nel corso dello spettacolo. Lucio Nicolodi è di nuovo all’Accademia del Circo dove resterà a lungo, formando una generazione di talenti che, in diverse occasioni, hanno espresso la loro gratitudine e ammirazione nei confronti del loro maestro Lucio Nicolodi.

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