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Casartelli, una famiglia al circo

La famiglia di Braian e Kinnereth

“Ci sono bambini meno fortunati di me perché io posso stare con gli animali e mi posso divertire”. “Mi piace vivere nel circo perché viaggio nel mondo, scopro nuove lingue, nuovi paesi, è molto bello”. “La mia materia preferita è matematica perché io sono troppo brava con i calcoli…”. Le tre figlie di Braian e Kinnereth Casartelli sono le più spigliate davanti alle telecamere di “Romanzo familiare”, il programma di Tv2000 dedicato alle storie familiari. Fra i tanti vissuti di nuclei familiari, la nuova serie ha deciso anche di andare a vedere come vive una famiglia del circo. Nelle puntate già andate in onda a raccontarsi sono le piccole di casa Casartelli, il papà e la mamma, Elio, Davio e Ghisi.
Isabel, Michelle e Lilien spiegano come la vita nel circo determini tutto il resto, ad esempio, anche il fatto di dover andare a scuola: un po’ a Bussolengo, dove la famiglia risiede, “e poi di città in città a seconda degli spostamenti”. Una da grande vuole portare in pista i cavalli, un’altra aspira al trapezio, “come mia cugina”, ma la scelta è difficile perché, ammettono candidamente, “non c’è un numero che non mi piace”. Si va più o meno d’accordo fra sorelle, si gioca, si studia, si condivide… insomma, anche nel circo si vive una vita “normale”, seppure con un’impronta originalissima, quella che solo la convivenza sotto al tendone riesce a dare.
Lo dice bene Braian: “La mia famiglia fa questo mestiere da sette generazioni, è una cosa che ti piglia e non riesci a mollare, il mio sogno è quello che sto facendo adesso”. Kinnereth (il nome in israeliano significa lago di Tiberiade, più volte citato nei Vangeli): “Da piccola ho sempre sognato di lavorare nel circo, non ho mai pensato ad una alternativa”. Per molti aspetti, ancora una volta, una famiglia “normale”: il matrimonio dodici anni fa, un po’ di attesa per l’arrivo delle figlie, poi nate una dopo l’altra. “I primi sei anni non abbiamo dormito”, ricorda molto bene la mamma. “La cosa più importante per noi è che le nostre figlie vadano a scuola perché per il resto non avranno nessun problema ad imparare quello che facciamo noi”. “Nel 99 per cento dei casi – sottolinea Kinnereth – se nasci nel circo poi continui a fare questo lavoro”.
Una famiglia al circo non soffre di solitudine, non riesce proprio a chiudersi ed escludere gli altri, è un altro aspetto che emerge dalle testimonianze della coppia: “Non esiste la solitudine al circo, siamo sempre insieme, il circo unisce tutti”, e Braian ripete “che è un bel vivere, io lo consiglio come terapia a chi ha dei problemi, venite a lavorare al circo…”
Certo, non mancano i sacrifici, “si lavora sempre, non ci si ferma mai”, ma l’essere in continuo movimento ha anche aspetti piacevoli: “Stare troppo fermi in una città annoia”, assicura Kinnereth. Anche perché non si può rinunciare alla missione che il circo incarna da secoli: “Noi vogliamo portare il sorriso al pubblico, è questo che ci rende felici”. Si pranza nella roulotte, una vera e propria casa su quattro ruote.
La parola passa a Elio, papà di Braian, a Davio e Ghisi, gli zii. “Siamo circa 90 persone in famiglia. Ti alzi al mattino con cento problemi e devi risolverli tutti prima che inizi lo spettacolo, quindi ci vuole pazienza e volontà, di certo non abbiamo tempo da perdere”, dice Davio. Una famiglia che, con diversi protagonisti, vive insieme dal 1863, unita (“siamo insieme 24 ore su 24, se uno ha un problema cerchiamo di risolverlo tutti”, aggiunge Elio). Importantissime, soprattutto nella itineranza, le regole: “Quella del circo è una vita libera – sono sempre le parole di Elio – ma se non ci sono le regole non si può andare avanti, soprattutto in una famiglia”.
Ghisi: “Sono la prima di sei fratelli e sono nata nel circo. Mio papà – prosegue illuminandosi il volto – è Leonida Casartelli, che è stata una persona molto importante per il circo italiano”. Uno stile di vita, una sensibilità, un modo di guardare al giorno che inizia e che finisce, quello che si respira al circo, che Ghisi sintetizza così: “Noi viviamo con una parola che ripetiamo molte volte al giorno: speriamo…”

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