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C come Circo a TecheTecheTé su Rai1

Alberto Manzi e Liana Orfei

Alberto Manzi e Liana Orfei

C come Circo. Tutta dedicata alla tv e al circo la puntata di ieri sera di TecheTecheTé, il programma in onda da giugno subito dopo il Tg delle 20 sulla prima rete Rai. E che come suo solito mischia spezzoni di programmi televisivi uniti dal filo rosso del tema scelto di volta in volta. Per la durata di circa 40 minuti. A come America, B come bacio, I come Italia … fino a quando approderà a Z come Zucchero e vorrà dire che sarà arrivato a fine corsa. Per ora siamo a C come Circo, appunto, e la carrellata fra volti, motivi e amarcord di grandi artisti è stata un vero e proprio show, frizzante e ricco di storia, emozionante laddove ha “risvegliato” – a volte dopo lungo letargo – personaggi indimenticabili.
Vittorio Gassman

Vittorio Gassman

Un giovanissimo Furio Colombo apre la puntata, mentre pronuncia una frase rubata chissà da dove: “… avevo immaginato un inizio festoso e mi ero immaginato quasi un vero e proprio circo”. Sotto un altro, anzi un’altra: è Rita Pavone che miagola (anziché ruggire come il leone della Metro Goldwyn Mayer) dentro il cerchio con la scritta ARS GRATIA ARTIS (l’arte per l’arte) e in versione leone spelacchiato tocca la stessa sorte anche a Raimondo Vianello in Il giocondo (1964). Quindi, in rapida successione, ci sono Raffaella Carrà e Mina in versione clown (Milleluci 1974), Carlo Mazzarella e un grande Vittorio Gassman anche lui in costume da pagliaccio nel Mattatore (1959). Un altro clown d’eccezione è Gigi Proietti nel programma Attore, amore mio (1982) che canta “ho le scarpe piene d’amore, piene d’amore per te…”. Si prosegue nello stesso filone ma ora irrompono sul piccolo schermo Ric e Gian degli anni di Quelli della domenica (1968).
Banfi e Panariello

Banfi e Panariello

“Nel mondo del teatro la maschera a cui perdonavano tutto, anche le cattiverie, le parodie un po’ cattivelle, era il clown”, racconta Lino Banfi prima di porgere un naso rosso a Giorgio Panariello e di infilarsene uno anche lui.
C’è Lara Saint Paul a Quelli della domenica (1968) in uniforme circense, Febo Conti, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini “Sbirulino” a Io e la befana (1978).
“A questo punto vogliamo ricordare il più antico, glorioso e intramontabile spettacolo del mondo: signori, Milleluci si accendono sul circo”, declama una bellissima e affascinante Mina.
Moira e Raffaella Carrà

Moira e Raffaella Carrà

Clown e ancora clown: Loretta Goggi e Fiorenzo Fiorentini in A modo mio (1977), quindi l’acuto inconfondibile di Claudio Villa in Ridi pagliaccio (tratto da Roma 4, 1967), Antonio Francioni e Rita Pavone in ricordo di Buonasera con … Rita al circo (1979) e una irriconoscibile – perché giovanissima – Anna Oxa a Tilt (1979) canta “Una giacca a doppiopetto per avere un cuore in più/tanti nodi al fazzoletto per non passarci su./ Piedi grandi per sentire che la terra è sempre là/ e il cappello ad impedire che gli sfugga la realtà./ Questo è il mio pagliaccio azzurro/ da bambina in poi l’amo eppure non gli ho chiesto mai chi sarai, chi sarai”. Ecco un’altra Rita Pavone, clown dalla testa ai piedi, in coppia con Delia Scala (Delia Scala Story, 1968). La bellissima Julia Smith (Sabato italiano, 2005) entra in scena in abiti da clown e con una folta parrucca bionda, ma pian piano resta solo col suo fisico dirompente.
Neri Marcoré

Neri Marcoré

C’è pure Minnie Minoprio in versione clown così come è passata alla storia della televisione in Più che altro un varietà (1975), Riccardo Garrone (L’amico della notte, 1977) uomo forzuto, Enzo Garinei clown bianco con Rita Pavone, passando per Neil Sedaka (1962) che canta Il re dei pagliacci. Ma non manca qualche incursione di circo in una vera pista: uno è il circo 18 carati del Festival di Montecarlo, ma l’altro è tratto dall’Album di Neripoppins (2013) con Marco Presta e Neri Marcorè sulla pista del circo di Alberto Vassallo nella parodia di “Pino l’uomo onesto”.
Mina e Raffaella Carrà in abiti da clown

Mina e Raffaella Carrà in abiti da clown

“Quando l’Elvira la donna cannone del nano Gastone s’innamorò…”, canta il Quartetto Cetra da Vostri affezionatissimi Cetra (1970). “Per muovere Elvira la donna cannone ci vollero cento persone”, fa eco invece Bruno Lauzi che ricompare da un programma sui cantautori del 1986. Quindi Mia Martini, Carlo Dapporto che racconta da par suo una barzelletta sul lanciatore di coltelli, fino ad un bravissimo lanciatore di coltelli in carne e ossa seppure di professione attore, Giuliano Gemma (con Caterina Valente in Bentornata Caterina, 1969), che non sbaglia un palloncino, mentre Gloria Guida fa le spese di un Enrico Montesano con occhiali troppo spessi per avventurarsi in un numero così rischioso (tratto da Quantunque io, 1977).
Bramieri e Garinei

Bramieri e Garinei

Al circo anche Pippo Baudo e Lello Arena (Fantastico 6, 1985), Mac Ronay (Studio Uno, 1961) ammaestratore di pulci, Gino Bramieri e Enzo Garinei con montura e frac (G.B. Show 1988).
“Con il circo vide strade, paesi e città, ebbe gioie e dolori e ragazze in quantità”, canta Edoardo Bennato ad Incontro con Bruno Lauzi (1970). “Vi piace questo animale?”, domanda Alberto Manzi ad un gruppo di bambini nello studio televisivo di Impariamo ad imparare (1972). “E chi ha accompagnato questo tigrotto qui da noi?” Liana Orfei, rispondono in coro. Entra Moira Orfei su un cigno a Canzonissima (1974), accolta da Raffaella Carrà, che poi vuole provare a salirci e rischia, con poco, di deragliare (“aiuto aiuto, fermami fermami”). Piero Chiambretti va ad intervistare Moira (Fenomeni, 1999), pure lui vestito da provetto circense e con una improbabile parrucca stile regina del circo in testa, e Max Tortora la imita in Sognando Las Vegas (2003).
Padre Guida e Darix Togni

Padre Guida e Darix Togni

Ma le due serie di immagini più toccanti sono forse quelle di padre Guida (mentre conduceva Vangelo vivo, 1967), che una prima volta parla del circo in generale: “Siamo venuti al circo perché il tendone rimane il simbolo più tradizionale, universale, popolare, quindi più vicino all’anima umana, della gioia. Oggi poi che si vanno moltiplicando le forme artificiali di divertimento, qui ci è dato trovare un’ora di evasione, di spettacolo che ci viene procurata dallo sforzo, dalla fatica e dall’abilità dell’uomo”. E la seconda volta intervista Darix Togni, sempre a Vangelo vivo, per “esplorare la vita umana e domestica della gente del circo”. “Le nostre case hanno le ruote”, dice Darix… e subito attacca Renato Zero: “Il carrozzone va avanti da sé…” e Carla Fracci danza sul palcoscenico di Renato Zero in concerto (1999).
C come Circo, vista la rivista. “Alla televisione italiana 60 anni di pagliacci, nel senso di clown. La vita sotto il tendone tra lanciatori di coltelli da paura e ammaestratori di pulci da risata”, ripete la voce di Johnny Charlton, il chitarrista dei Rokes, quando scorrono i titoli di coda. A 60 anni dall’esordio dei programmi televisivi (avvenuto il 3 gennaio 1954, quando la Rai Tv dette il via alla programmazione regolare) il circo non gioca la parte della comparsa ma del protagonista. E rimane negli occhi e nel cuore degli spettatori anche più giovani, la sensazione plastica di un’arte che ha contaminato tutto, tv compresa, in modo inimitabile. Lo confermano anghe gli ascolti: il circo di TecheTecheTè si piazza al terzo posto, subito dietro al Commissario Montalbano (4.988.000 spettatori, share 26.46%) e a Reazione a catena 2.975.000, 26.64% (per il gioco finale saliti a 4.225.000, 29.29%), con 4.140.000 di spettatori, 21.65% di share.
Il video integrale

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