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Bruce Davidson nel Circus dei nani

Un fotografo della Magnum al circo. Fin qui nulla di nuovo, la storia è sempre la stessa: una grandissima agenzia fotografica americana, il vasto territorio degli Stati Uniti attraversato in lungo e in largo da complessi circensi più o meno grandi e un forte desiderio di documentare quello spettacolo straordinario.
Il fotografo della Magnum è Bruce Davidson (Illinois, 1933), entrato nelle fila dell’agenzia nel 1958, ma il suo stile forte e un po’ malinconico trapela con intensità tanto da non equipararlo ai tanti altri reporter targati Magnum.
Davidson si avvicina alla fotografia grazie alla madre che dovette crescerlo da sola: forse per reale interesse, forse nella speranza di distrarre il bambino e tenerlo occupato, quando ha dieci anni gli costruisce una piccola camera oscura realizzata in casa artigianalmente. Così Bruce Davidson viene completamente inglobato nel mondo della fotografia che pratica come stampatore ma anche come fotografo vero e proprio girando per la sua piccola cittadina, nei boschi e per le strade alla ricerca di nuove visuali. Cominciando a dieci anni lo sguardo e la sensibilità di Bruce Davidson sono messi costantemente in allenamento tanto da divenire una dote naturale sviluppatasi grazie anche ad un fotografo locale che lo aiuta a imparare nuove tecniche, soprattutto legate alle gradazioni di bianco e nero. Pochi anni dopo, all’età di soli 16 anni, Bruce Davidson ottiene il suo primo premio, il Kodak National High School Snapshot Contest e poco dopo, all’università di Yale, conosce il professore Josef Albers già impegnato nel campo artistico. E’ questo docente che spinge l’allievo Davidson, già dotato di un forte stile, a migliorarsi ancora di più frequentando la sua classe di disegno e pittura.
Gli anni della formazione, freschi e pieni di creatività, lasciano posto agli anni della guerra e all’arruolamento forzato presso i Signal Corps dove, naturalmente, Bruce Davidson offre il suo contributo fotografico anche se per sola documentazione bellica.
Dopo la fine della seconda Guerra Mondiale Davidson inizia a lavorare come vero e proprio fotografo freelance sino alla consacrazione con l’ingresso presso la Mecca del fotogiornalismo. Al suo interno, l’occhio di Bruce Davidson, tutt’ora attivo, si fissa e documenta differenti aspetti della realtà, sempre e comunque connessi ad ambienti e mondi circoscritti, apparentemente di minoranza ma completi e intensi come poche volte la parte più visibile della quotidianità riesce ad essere. Tante serie di fotografie documentano il “Movimento per i Diritti Civili” (per questo reportage il Guggenheim diede il suo sostegno e Davidson vinse diversi premi), il progetto “East 100 Street” dedicato al quartiere di Harlem e quello dedicato alle gang di Brooklin, “Subways”, ambientato nel mondo sotterraneo delle metropolitane, “Central Park” dedicato allo splendido e rinomato parco newyorkese, oltre ad una serie di ritratti di personaggi famosi come Andy Warhol, Kiki Smith, Jack Kerouac, John Cage.
Il progetto intitolato semplicemente “Circus” è del 2007 ma in realtà raccoglie fotografie scattate nel corso degli anni ’50: come per il resto dei suoi reportage, la macchina fotografica di Davidson non si sofferma sulla parte più conosciuta e immaginata del circo ma sugli aspetti più nascosti e meno visibili. Quando Davidson affronta lo spettacolo, lo fa adottando punti di vista molto particolari, come facendosi posizionare in cima allo chapiteau in modo da avere un’estrema visuale dall’alto; in particolare però si fissa sulla figura del nano, un essere umano che fuori dal circo è deriso e messo ai margini, proprio come ben rappresentato da una fotografia che raffigura sulla destra un ritratto in primo piano di un nano in un bar, e all’estremo opposto un gruppetto di persone che guarda nella sua direzione sogghignando. Ma per quanto egli sia ai margini fuori dalla pista è all’interno del circo che può essere considerato esattamente come qualunque altro membro che si muove sotto la chapiteau.
I circhi in cui Davidson ha potuto muoversi sbirciando e catturando sono in particolare tre: il colosso Ringling Brothers Barnum&Bailey, il Clyde Beatty Circus dove immortala l’omonimo domatore e il Duffy Circus, non statunitense ma irlandese e più piccolo di dimensione. Fotografa personaggi famosi della pista, come il già citato Clyde Beatty, il clown Emmett Kelly o l’uomo cannone Hugo Zacchini. E sicuramente un grande stuolo di artisti più o meno famosi data la fama e la grandezza dei complessi circensi americani. Ma il suo occhio, come dalle fotografie qui di seguito presentato, è proprio attratto dal nano del circo, presente ovunque, più o meno in qualsiasi mansione, come il clown Jimmy Armstrong, il nano del Circo Beatty. Questa figura del circo è posta al pari delle altre e tutti i circensi, secondo l’occhio di Davidson, altro non sono se non dei lavoratori che vivono una vita fatta di realtà e quotidianità proprio come chiunque altro, senza però lasciare nessuno ai margini.
Stefania Ciocca

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