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Audizione in 7 Commissione: il documento dell’Ente Nazionale Circhi

Si è svolta questa mattina, con inizio alle ore 11:30, l’audizione sull’affare assegnato n. 348 (Dismissione utilizzo animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti) nella Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato.
L’Ente Nazionale Circhi ha aperto le audizioni, seguito da LAV e Federazione nazionale ordini veterinari italiani. Per l’Enc sono intervenuti il presidente Antonio Buccioni e Valeria Valeriu.
Di seguito pubblichiamo il documento che l’Ente Nazionale Circhi ha consegnato alla 7 Commissione.

Premesso che la 7 Commissione Permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) ha in precedenza affrontato l’indagine conoscitiva in materia di FUS, che ha evidenziato una serie di problematiche rimaste irrisolte;
che anche l’Ente Nazionale Circhi è stato chiamato in audizione, in data 4 dicembre 2018, ed ha consegnato agli atti la relazione “Scheda sintetica in ordine al Fondo Unico dello Spettacolo”, che qui si richiama integralmente e che riportava l’attenzione su aspetti altrettanto problematici afferenti allo specifico settore dei circhi, che ad oggi non hanno visto concretarsi il seppur minimo segnale di soluzione;

si ritiene utile evidenziare quanto segue.

In merito all’affare assegnato sulla dismissione dell’utilizzo degli animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti, con riferimento ai criteri di riparto del FUS, va anzitutto rilevato che esso si colloca in un contesto di sempre maggiore penalizzazione e marginalizzazione dei circhi in Italia.

Nella nostra precedente relazione consegnata alla Commissione, richiamavamo l’attenzione sulla “sistematica violazione del patto d’onore e legislativo che la Repubblica, una e indivisibile, aveva contratto con le Categorie circensi e dello Spettacolo Viaggiante il 18 marzo 1968 con la L. n. 337, stabilendo quale aspetto assolutamente qualificante dell’azione del Governo e dei Comuni, tale da riempire di sostanza l’art 1 (“Lo Stato riconosce la funzione sociale dei circhi equestri e dello spettacolo viaggiante. Pertanto sostiene il consolidamento e lo sviluppo del settore”), l’obbligo per le Amministrazioni comunali di redigere: 1) un Regolamento di disciplina per la concessione delle aree e, soprattutto, 2) un elenco delle aree degne di questo di nome, quindi attrezzate, per ospitare in maniera dignitosa le imprese del settore, costituite da cittadini imprenditori e contribuenti di nazionalità italiana. A 50 anni di distanza dalla entrata in vigore della L. 337/68, la stragrande maggioranza dei
Comuni italiani (compresi i principali capoluoghi: Roma, Milano, Firenze, Bari, ecc.) è priva delle aree (e men che meno attrezzate: dotate di allacci per energia elettrica, acqua, sistema fognario), elemento basilare indispensabile e condicio sine qua non per esercitare l’attività circense”.

E’ trascorso quasi un anno da quando formulavamo questa analisi. Ebbene, nel frattempo la situazione si è ulteriormente aggravata, divenendo drammatica e insostenibile. Ogni giorno che passa vede un sempre maggior numero di complessi alle prese con l’impossibilità di ottenere dalle Amministrazioni comunali il requisito minimo indispensabile per poter esercitare un’attività che la vigente Legge 337/68 ha stabilito essere la conditio sine qua non nei confronti delle imprese circensi: quello delle aree pubbliche attrezzate.
Ogni giorno i circhi si sentono rispondere dai Comuni che le aree non ci sono, indipendentemente dal fatto che gli spettacoli presentino animali o solo artisti umani. E quando le aree ci sono, spesso e volentieri hanno i connotati di campi incolti e privi di servizi, immersi nel fango in inverno o nella polvere in estate. Vi sono siti messi a disposizione dai Comuni che gridano vendetta al cospetto dei più elementari principi di dignità umana e animale. In un Paese che si vanta di avere accresciuto la propria sensibilità verso gli animali, le specie presenti nei circhi sono costrette – così come la Gente del Viaggio – ad essere ospitate su queste stesse aree degradate e prive di allacci idrici ed elettrici. E ciò nonostante dal 1985 siano stati previsti dal MIBAC contributi in favore delle Amministrazioni comunali (in corrispondenza degli stanziamenti del FUS) per attrezzare le aree per i circhi e lo spettacolo viaggiante.

Il circo è un fenomeno culturale, artistico e imprenditoriale che ha a che fare con la tradizione profonda dello spettacolo nel nostro Paese. Offre un intrattenimento popolare rivolto a fasce sociali diverse, anima luoghi e feste in modo inclusivo. Eppure da anni gode dallo Stato e dai suoi organi periferici di una attenzione minore di quella riservata a Rom e Sinti.

Nel 2013, al termine di un lungo processo di elaborazione promosso dall’Ente Nazionale Circhi, che occupò circa un anno e che coinvolse esperti del benessere animale, veterinari, addestratori di chiara fama e giuristi, finalizzato a dotare i propri associati di uno strumento qualificante in grado di certificare gli standard relativi al benessere degli animali nell’impiego degli stessi, venne redatto il “Regolamento per l’educazione e l’esibizione di animali nei circhi”. Fu il primo strumento in assoluto ad affrontare in maniera sistematica e approfondita l’argomento del benessere degli animali nei circhi secondo un’ottica scientificamente accertabile e, attenendosi a precisi criteri, anche certificabile. Dettagliava i vari aspetti in gioco: dalla sicurezza alla gestione degli animali, dal trattamento medico alle sistemazioni interne ed esterne, dal trasporto all’addestramento, dalla presentazione degli animali in pista alle competenze in capo all’addestratore e agli addetti agli animali in genere. Un Regolamento assai più completo e specifico anche rispetto alle Linee Guida CITES.

Tale Regolamento focalizzava con la massima chiarezza il seguente aspetto: “Precondizione indispensabile per l’applicazione del presente Regolamento è la sussistenza del seguente requisito: la presenza di aree pubbliche di dimensioni adeguate, tali da poter consentire spazi idonei (oggetto della seconda parte del Regolamento dedicata ai “requisiti specifici per ogni specie”) per il mantenimento e la stabulazione degli animali presenti nei circhi”.
Veniva richiamato l’art. 9 della legge 337/68 che disciplina l’attività dei circhi e dello spettacolo viaggiante, e così concludeva: “I circhi italiani, attraverso la loro Associazione di Categoria, dimostrano con l’adozione di questo Regolamento, di volersi assumere precisi doveri, affrontando sacrifici anche economici non irrilevanti. Ma occorre che anche il sistema pubblico (Stato centrale, Regioni, Comuni e rappresentanze territoriali) non venga meno ai propri doveri. È ovvio che, se si intende – come a nostro parere è doveroso fare e come il Regolamento prevede – assicurare il benessere degli animali, la prima esigenza è quella di poter disporre di aree sufficientemente grandi per consentire la migliore sistemazione degli stessi. È altrettanto ovvio che se le Amministrazioni comunali non mettono a disposizione le aree oppure destinano ai circhi superfici “francobollo”, per di più disastrate, non attrezzate e totalmente periferiche (come accade sovente) risulta impossibile rispettare il presente Regolamento”. E si concludeva con l’appello a far sì “che ogni Amministrazione Locale si faccia urgentemente carico del problema, nel primario interesse del benessere degli animali”. Nulla di tutto questo è purtroppo avvenuto e, come già si richiamava, di anno in anno la situazione delle aree è andata peggiorando.

Va considerato che il mondo del circo in Italia ha compiuto, motu proprio, una graduale riduzione e razionalizzazione della presenza degli animali, sia dismettendo alcune specie (primati e orsi) e sia diminuendone complessivamente la quantità, passando dalle diverse migliaia di esemplari esposti negli enormi serragli degli anni 50-60-70, fino a contenerne in totale intorno a 1.500 circa, di cui un terzo equini ed altri ancora destinati a non essere rimpiazzati in forza di normative internazionali, com’è il caso dei pochi esemplari di elefanti ancora presenti nei circhi.

I Paesi europei più simili all’Italia dal punto di vista della presenza dei circhi con animali – Francia, Germania e Svizzera – nei quali operano i complessi di più lunga e autorevole tradizione internazionale con specie esotiche (Krone, Gruss, Bouglione, Pinder, Medrano, Knie) non hanno ad oggi optato per alcuna forma di divieto nei confronti delle specie animali. I circhi possono essere allestiti in aree centrali, addirittura nei centri urbani.
Di recente (ottobre 2019) il governo tedesco ha prodotto una Raccomandazione del Comitato per l’alimentazione e l’agricoltura, giunta a seguito della richiesta del partito Bündnis 90/Die Grünen, tesa ad accreditare la tesi secondo cui all’interno dei circhi fosse impossibile garantire il benessere degli animali. Il Governo federale è stato chiamato a pronunciarsi sul fatto che gli animali selvatici, in particolare scimmie, elefanti, orsi, giraffe, rinoceronti, grandi felini e ippopotami, non debbano essere mantenuti e trasportati nei circhi per evitare loro sofferenza e danni significativi. Con la richiesta di emanare un divieto in tal senso.
Dopo aver ascoltato esperti e addestratori, la Commissione ha deciso di respingere la richiesta di Bündnis 90/Die Grünen (allegato 1).

La pretesa di vietare gli spettacoli con animali risulta viziata sotto il profilo logico, giuridico ed etico.
Perché vietarli totalmente (cavalli compresi) solo nei circhi e non in tutte le altre forme di convivenza con l’uomo? Perché allevamenti, gare sportive ed esibizioni di animali (ippica e mostre di cani e gatti compresi), impiego di cani da parte delle forze dell’ordine e dell’esercito, dovrebbero essere ammessi? Quanti animali esotici abitano in angusti appartamenti?
Gli animali presenti nei circhi non provengono da catture in natura ma sono nati in cattività da più generazioni. Da molti decenni la pratica dell’importazione degli esemplari dai paesi d’origine non viene praticata per ragioni etiche, legislative (la Convenzione di Washington è stata recepita anche in Italia), di antieconomicità ed anche perché quasi tutte le specie presenti nei circhi si riproducono in cattività.
Gli animali nei circhi vengono addestrati facendo leva sulle loro tendenze naturali al gioco. Un addestratore degno di tale nome, ovvero un bravo addestratore, mai farebbe uso della prepotenza, delle punizioni e della violenza.
Gli errori di pochi – e ciò vale in ogni settore dell’agire sociale – non possono condizionare l’operato dei tanti che lavorano con la massima dedizione per garantire il maggior benessere possibile ai propri animali. Purtroppo non mancano episodi di maltrattamento degli animali in ogni settore, e da questa casistica non sono esclusi nemmeno gli animali da compagnia, ma non per questo si chiede che cani e gatti vengano banditi dalla quotidiana vicinanza con l’uomo.
L’ammaestramento, oltre che di conoscenze e competenza, è frutto di un rapporto affettivo, nel quale l’animale collabora con entusiasmo. Anche una grande e intramontabile pagina della letteratura mondiale, Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, attesta questa sapienza che affonda anzitutto le sue radici nella cultura, cioè nella civiltà: “Che cosa significa addomesticare? Vuol dire creare dei legami”.
Nei lunghi anni della sua storia il circo, come tutte le forme di spettacolo e di cultura,
ha registrato evoluzioni e cambiamenti, ed ha generato, soprattutto negli ultimi vent’anni, svariati filoni artistici. Ma gli elementi di base del circo così come è nato oltre due secoli fa, resistono ancora solidi non solo in Italia ma in tutto il mondo: l’acrobazia, la comicità, i numeri con animali addestrati.
“Se al circo non vi fossero più gli animali, il circo diventerebbe un music-hall”, ha sostenuto il principe Ranieri III di Monaco, fondatore del Festival Internazionale del Circo di Montecarlo, che ha fatto della esibizione degli animali secondo standard di assoluta qualità, la propria cifra distintiva.
Specie sempre più minacciate nei loro habitat d’origine, trovano nei circhi ambienti di salvaguardia e, allo stesso tempo, di familiarità con l’uomo: per quanti bambini i circhi continuano ad essere l’unica possibilità di vedere da vicino gli animali esotici e non? Per la stragrande maggioranza, ed è anche per questo motivo che il circo continua ad essere lo spettacolo dal vivo per eccellenza, enormemente radicato a livello popolare.

Il futuro degli animali nei circhi non è quello di un ritorno impossibile, per quanto poetico possa apparire, a un mondo selvaggio che non hanno mai conosciuto e in cui non potrebbero mai sopravvivere.
Per garantire il rispetto nei confronti degli animali non servono divieti, ma regole. E su questa strada anche il circo vuole camminare facendo tesoro di un bagaglio di conoscenza ed esperienza accumulato di generazione in generazione.
Significativa, al riguardo, la conclusione alla quale è giunta la prima sezione del TAR
delle Marche. Pronunciando il 5 aprile 2013 una sentenza che ha riconosciuto la legittimità della attività dei circhi con animali, scriveva: “La verità è che nessuna attività che preveda l’impiego di animali è in sé “buona” o “cattiva”, la differenza essendo legata al rispetto che l’esercente l’attività ha per l’animale, per cui l’unica via per tutelare gli animali è imporre una serie di obblighi e divieti funzionali a tutelare la
loro salute e il loro benessere e controllare il rispetto di tali prescrizioni”.

Già nel secolo scorso le acquisite conoscenze etologiche e l’esigenza di nuovi codici espressivi nella presentazione degli animali hanno portato ad un mutamento progressivo sia nell’estetica che nell’approccio complessivo dell’addestramento. La pista del circo è sempre più diventata il luogo in cui viene posta in evidenza l’interazione tra l’uomo e l’animale addestrato secondo il metodo della dolcezza.
Tanta strada può essere ancora compiuta in questa direzione perché – come ha scritto il filosofo inglese Roger Scruton (Animal Rights and Wrongs, 1996) – “in nessuna altra epoca della storia gli animali hanno avuto tanto bisogno della nostra protezione e mai prima d’ora essa è stata offerta, o rifiutata, a piacimento e su basi arbitrarie. È dunque evidente quanto sia necessario un approccio scrupoloso nei confronti delle altre specie”. Ma guai ad imboccare scorciatoie, perché in gioco non c’è appena la sopravvivenza di un’arte, di una cultura e di una tradizione, quella del circo, ma una
corretta impostazione del rapporto fra uomo e animale.

Appare assurda la pretesa di continuare ad occuparsi del circo in Italia in chiave solo negativa, nella fattispecie penalizzando la tradizione artistica degli spettacoli con animali che rappresentano una peculiarità della secolare arte della pista declinata nella forma classica.

Il ministro Franceschini si appresta, una volta scaduti i termini per l’emanazione da parte del Governo dei decreti attuativi previsti dal “Codice dello Spettacolo”, a riprendere in mano un Ddl organico sul settore.
L’Ente Nazionale Circhi ritiene che – accantonando scorciatoie che sarebbero esiziali per una categoria che impiega migliaia di addetti – questa dovrà essere la sede per affrontare “in modo non ideologico”, come ha sostenuto il ministro intervenendo nelle Commissioni 7 del Senato e VII della Camera l’8 ottobre scorso, e organico il futuro di un settore che continua a ricevere l’affetto e il seguito del pubblico e che merita, anche in forza della sua secolare tradizione di alto valore artistico, una dignitosa cornice normativa in grado di rilanciarlo e valorizzarlo al meglio.
Dal punto di vista delle conoscenze etologiche, non mancano gli apporti di cui si potrà fare tesoro, a partire dai maggiori conoscitori della materia in sede nazionale e internazionale, che l’Ente Nazionale Circhi chiamò a partecipare alla conferenza tenutasi presso il Senato nel marzo del 2018: il prof. Ted Friend, la Dr.ssa M. K-Worthington, la prof.ssa Raffaella Cocco, il Dr. Franco di Cesare, European board certified in psicologia clinica e psicoterapia, ed altri ( HYPERLINK “https://www.youtube.com/channel/UCoVdtIYqM4-VSzJR0X_pXnQ”https://www.youtube.com/channel/UCoVdtIYqM4-VSzJR0X_pXnQ ).

Da ultimo si segnala il contributo (allegato 2) redatto da don Mirco Dalla Torre, Responsabile territoriale Tre Venezie della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana. Per ragioni di sintesi se ne richiamono alcuni contenuti, rimandando alla relazione integrale:

“Se gli animali fossero veramente maltrattati, noi, operatori pastorali saremmo i primi a condannare tali spettacoli e ad abbandonarli, negando ad essi la nostra solidarietà, il nostro sostegno e la nostra comprensione, e appoggiando invece a spada tratta la causa della liberazione di questi poveri esseri viventi”.

“Gli animali del circo condividono la vita degli esseri umani interagendo con loro, ma conservano nei loro comportamenti la natura istintiva propria dell’animale. E’ bene dire subito che, per questo motivo, se questi animali fossero tolti dai circhi e posti negli zoo, proverebbero una grande sofferenza psicologica, perché sarebbero privati del rapporto che hanno intessuto con l’uomo”.

“Se essere portatore di diritti significa vedere riconosciute le proprie necessità, è fuor di dubbio che nel Circo l’animale è visto come portatore di diritti. Gli animali nel circo vedono riconosciute le proprie necessità, o diritti, di mangiare, bere, trovare un luogo confortevole nella piazza di sosta, essere accuditi e seguiti dal punto di vista sanitario. Chi conosce il mondo del circo in maniera non superficiale sa bene che gli animali ricevono in genere un trattamento buono, spesso anche ottimo. Nei viaggi viene data la precedenza alla sistemazione delle scuderie e dei camion che trasportano i gabbioni delle belve rispetto a quella delle carovane. Sarebbe strano se non fosse così: chi avrebbe il coraggio di lavorare con una tigre o un elefante che viene costantemente maltrattato?”

“Lo spettacolo circense non può nemmeno essere pensato senza gli animali, poiché essi sono stati presenti nei circhi per tutto il corso della loro storia. E si tratta di una storia artistica e culturale importante, che non può essere cancellata o messa in discussione da affermazioni fatte, spesso con leggerezza, da chi non vive nel mondo del circo e soprattutto non lo conosce. Chi ha la pazienza e l’umiltà necessarie per addentrarsi nella conoscenza di questo mondo finisce per scoprire che, molte volte, quanto viene affermato dagli animalisti non corrisponde alla realtà”.

Il Fus ai circhi: i dati 2018 e 2019. E’ bene partire dai numeri effettivi per farsi un’idea dell’ammontare dei contributi assegnati ai circhi:

Anno 2018. Circhi con animali: 1.131.535 euro; circhi senza animali: 397.320 euro; tot: 1.528.855.
Anno 2019. Circhi con animali: 1.128.896 euro; circhi senza animali: 449.918 euro; tot. 1.578.814.

Questi sono i dati effettivi (nell’allegato 3 sono dettagliati per ogni singolo complesso), e non quelli – fantasiosi – che ogni tanto si leggono sulla stampa e che parlano di contributi di 5-6 milioni di euro annui a favore dei circhi.
Due considerazioni:
1) si tratta di cifre (quelle suindicate sono tratte dai decreti ministeriali di stanziamento, ma i contributi effettivamente percepiti si riducono ulteriormente) assolutamente irrisorie, di gran lunga al di sotto della soglia minima della decenza, verrebbe da dire. Il circo e lo spettacolo viaggiante insieme beneficiano di una media annua inferiore all’1% del FUS. Inoltre, la nuova normativa alla base della assegnazione dei contributi ministeriali, ha ulteriormente penalizzato i complessi circensi con animali, favorendo invece produzioni di cosiddetto circo contemporaneo e addirittura di associazioni sportive dilettantistiche;
2) le somme indicate mostrano come anche in Italia non manchino i circhi che hanno liberamente scelto, di optare per spettacoli senza animali, il cui contributo risulta peraltro in aumento fra 2018 e 2019. Così come davanti alla Tv ognuno è libero di scegliere cosa guardare e dove indirizzare la propria attenzione, allo stesso modo deve essere lasciata alla libera decisione del pubblico la possibilità di recarsi ad assistere lo spettacolo di circo più gradito e rispondente ai canoni artistici che ciasuno predilige. Non spetta allo Stato imporre per decreto l’offerta artistica che i circhi debbono presentare al pubblico. Sarebbe una forma aberrante di “proibizionismo”, inconciliabile non solo con la libertà di impresa e di espressione artistica costituzionalmente garantite, ma anche con la cultura democratica che permea di sé ogni ogni ambito della vita del nostro Paese. Lasciamo che sia il pubblico pagante ad orientare le scelte artistiche e imprenditoriali, e che possa continuare a farlo grazie a quel “telecomando” che si chiama libertà di scelta.

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