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Anatoly Zalewsky, il Nureyev del verticalismo

Ha rivoluzionato il verticalismo portando eleganza da vendere, fascino e perfezione, facendo danzare un ammasso di muscoli con la grazia di Rudolf Nureyev.
Anatoly Zalewsky è figlio di quella fucina di artisti che si chiama scuola del circo di Kiev, una perla che ha rubato un po’ di scintillio a quella che a lungo è stata la capitale incontrastata anche del circo sovietico, Mosca.
Anatoly è un equilibrista dal fisico asciutto, classe 1974, poco più di un metro e settanta per sessantotto chili di peso. Dopo averlo visto al Festival du Cirque de Demain del 1998 nessuno fra gli esperti della giuria nutre il minimo dubbio, la medaglia d’oro spetta a lui. Nell’ambiente del circo diventa subito un divo, ma anche all’esterno molti occhi sono puntati su di lui. Il Festival del circo di Montecarlo, che non si fa sfuggire un talento, lo invita l’anno seguente e il pubblico lo guarda in estasi e alla fine scatta in una interminabile standing ovation. Vince il Clown d’Oro a soli 25 anni.
Anatoly Zalewsky è un giovane che ha ben chiaro a quali obiettivi va sottoponendosi quando decide di forgiare il suo corpo e di allenare l’animo al sacrificio e alla dedizione, impegnandosi nello sport. Inizia infatti con la corsa e la lotta greco romana, e svetta anche lì. Poi la palestra del circo di Kiev, dove i suoi maestri sono Viktor Kurvhimov e Nikolai Baramov. Suo mentore è il regista russo Arkadi Poupone.
Oleg Izossimov, un altro mostro sacro, ha già portato notevole innovazioni nella disciplina austera e superba del verticalismo, ma è Zalewsky che la trasforma. Lui non si perde in arzigogoli e tecnicismi, non usa “protesi” complesse e non sfoggia colori sgargianti. Lui regala brividi solo con un nudo corpo (appena coperto con una maglia che entra ed esce, e pantaloni che scolpiscono, in rigoroso lino bianco) che canta sinuoso sulle note di una musica. Niente effetti speciali, eppure le figure che disegna sulla piattaforma rotonda salendo e scendendo sulle braccia, strisciando a terra, piegandosi e contorcendosi come un boa, ruotando o arrivando in spaccata, sono qualcosa di intenso e unico, pura ed eccelsa tecnica. Anche molto sensuale.
Il numero che lo fa esplodere nella considerazione del grande pubblico, oltre che della critica e degli esperti, s’intitola come il brano musicale che lo accompagna (di Grec Yanni): Il sogno di un uomo. Fa scuola, tanto che si afferma lo stile “alla Zalewsky” anche in altre discipline. Viene chiamato in vari festival e programmi televisivi, a partire da quello che gli offre una notevole notorietà sul piccolo schermo, cioè lo show della televisione svizzera “Benissimo”, e in Italia partecipa anche a “Circo Massimo” e Alle falde del Kilimagiaro. Da regista crea lo spettacolo Rizoma che ottiene successo in tutta Europa e un suo numero premiato con la medaglia d’Oro al Festival di Parigi del 2004.

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