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Achille Zavatta, premier clown de France

Achille con il figlio Franck (foto Patrice Bouvier-Cosmos)

 

Debutta come clown nel 1936, a Limoges, Achille Zavatta, nome italianissimo che però va letto in francese. Entra in pista per la prima volta nel circo di Albert Rancy, dopo essersi formato in famiglia un curriculum di tutto rispetto che gli consentiva di occupare la scena come acrobata, equilibrista, musicista, cavallerizzo e perfino ammaestratore. E’ un artista precoce. Già a quattro anni indossa i panni di augusto di serata al circo Figuier, in Bretagna. Incredibile ma vero.
Il Dna, d’altra parte, era quello giusto. Achille fuoriesce dalla costola francese di una grande dinastia circense, quella degli Zavatta. Francesco, il nonno, lascia l’Italia agli inizi del ‘900 per emigrare in Francia. Uno dei tre figli di Francesco si chiama Federico Demetrio, fa il lottatore. E’ il papà di Achille, che viene al mondo nel 1915 in un piccolo porticciolo della Tunisia, La Goulette, ma trascorre l’infanzia nell’Africa del nord. Quando si dice “gente del viaggio” un motivo c’è.
All’anagrafe viene registrato come Alfonso Zavatta, ma da subito verrà chiamato (prima di tutto in famiglia) col nome col quale è diventato poi famoso.
La sua è una carriera brillantissima che lo porta a lavorare anche con partner di spicco come i fratelli Michel e Rolph in indimenticabili entrate musicali. Per circa vent’anni è la stella del Cirque d’Hiver dei Bouglione, ma si esibisce anche al Bostok-Circus, allo Zoo-Circus e infine viene scritturato dagli Amar.
Come diversi grandi del circo negli anni che furono, Achille si concede anche un po’ di gloria cinematografica, interpretando alcuni ruoli sul set (come La giumenta verde di Claude Autant Lara) e diventando negli anni Sessanta stato una popolarissima star comica televisiva. In qualche tournée ha avuto al suo fianco anche Edith Piaf. Vestirà pure i panni di direttore di circo, quello che porterà il suo nome, pur continuando a sentirsi e ad essere clown davanti al suo pubblico. Nella sua esperienza artistica c’è anche la gestione di una insegna altrui, in quanto “affittuario” di quella della famiglia Micheletty.
Le vicende familiari non sempre scorrono lineari. Coi tre figli avuti dalla prima moglie, Julia Moore – Lydia, William e Willy – ad esempio, i rapporti si fanno anche difficili, soprattutto intorno al marchio “Zavatta Fils” che sfocerà addirittura nelle carte bollate per i diritti sull’uso del nome. Ma nulla oscura la fama e la popolarità di questo artista che a lungo è stato l’archetipo dell’augusto e del clown tout court.
In un libro uscito postumo, nel 2009 per l’editore Arléa, dal titolo Trente ans de cirque – souvenirs et anecdotes, Achille Zavatta racconta anche un’altra storia (che resta però un po’ avvolta nel mistero): quella del contratto che lo porta sotto l’enorme tendone di Barnum, a metà degli anni 30. Grandi elogi al “più importante circo del mondo”, ma anche una netta bocciatura: “Non esagero dicendo che questo chapiteau è più simile a una fabbrica che a un circo!”.

Achille gioca a calcio con Jean-Paul Belmondo

Arriva anche il tramonto per questo Jean-Paul Belmondo (i due si sono anche conosciuti e frequentati) del circo. Ad un certo punto si deve sottoporre ad una operazione al cervello ma la malattia lo bracca e prende il sopravvento, al punto che Achille non sopporta di conviverci e decide di togliersi la vita. E’ il 16 novembre 1993 e la Francia si ferma per rendergli omaggio. Ai suoi funerali presenzia anche il presidente della Repubblica Jacques René Chirac. Il 18 ottobre 1994 a Panazol, nella banlieue sud di Limoges, gli è stata intitolata la “place Achille Zavatta, artiste du cirque”. Gloria eterna.

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